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L’allevamento ovino ha origini antichissime nella storia dell’uomo. Nell’Asia sud occidentale sono state trovate le prime tracce dell’attività di allevamento, le quali risalgono al periodo tra il paleolitico e il neolitico. Qualat Janno risale al 6500 ed è uno dei siti più antichi in cui siano stati rinvenuti resti di animali quali pecore, maiali, capre, bovini e cani. Solo in minoranza vi erano resti di animali selvatici, elemento che conferma l’inizio di un’attività umana legata all’allevamento.
Le pecore sono animali docili, i quali istintivamente si uniscono in gregge, caratteristiche che hanno condotto alla scelta di allevarle in gruppi.
La Mesopotamia è la culla dell’allevamento delle pecore. Nel 2500 a.C. predominavano tre razze (pelosa, lanosa, a coda larga). L’antica Babilonia era conosciuta come “la terra della lana” e nel codice di Hammurabi la lana era citata tra i prodotti principali del Paese.
Nell’antica Grecia l’allevamento ovino era largamente diffuso e importante. Nel palazzo di Cnosso fu ritrovato l’archivio dove venivano registrati il numero dei capi e le nuove nascite degli agnelli. I montoni erano i principali animali che costituivano il gregge, in quanto davano più lana rispetto alle femmine. Risulta inoltre che la lana fosse il principale prodotto del palazzo, il centro politico, economico e religioso dell’impero minoico. La lana veniva tosata tra maggio e giugno, registrata e utilizzata per la produzione dei tessuti. Si è calcolato che la produzione annua del palazzo si aggirasse intorno ai 70.000 Kg.
Generalmente le attività legate alla tosatura, lavaggio e tintura erano prettamente maschili, mentre le donne si occupavano della tessitura, elemento che si ritrova raffigurato in molti vasi greci su cui sono dipinte donne al fuso o al telaio. Tali vasi, insieme ad altri utensili per la lavorazione della lana, erano doni di nozze tradizionali, i quali avrebbero fatto parte del corredo funebre.
Verso la fine del medioevo, gli spagnoli riuscirono a selezionare una razza di pecore dal vello bianco, folto, liscio e facile da filare. La pecora Merino permise agli spagnoli di diventare il maggiore produttore di lana. Nel XV secolo le pecore di razza merino vennero esportate nel regno delle due Sicilie e nel XVII in altri paesi. Gli inglesi decisero di incrociare la pecora Merino con le razze locali, riuscendo a produrre lana di qualità che li rese leader mondiali nell’industria tessile, creando così la ricchezza dell’impero britannico.
Durante il rinascimento la lana ricopriva un importante ruolo sia economico che sociale. Grandi possidenti spagnoli e commercianti toscani accumularono ingenti fortune. A Firenze si costituì la corporazione denominata “Arte della Lana”, la quale faceva parte delle sette Arti Maggiori. Questa fu una corporazione importante e potente, che commissionò la famosa cupola di Santa Maria del Fiore, progettata da Filippo Brunelleschi.
Anche in Sardegna la lana ricoprì storicamente, nonché in epoche più recenti, un ruolo fondamentale. Nei primi decenni del ‘900, la produzione e commercializzazione dell’orbace aumentarono, in quanto era il tessuto utilizzato per le uniformi militari. Macomer riuscì a sfruttare la sua vantaggiosa posizione geografica, diventando il principale centro di raccolta della lana. Venne fondata l’Anonima Lanaria Sarda (ALAS), azienda che lavava fino a 10.000 quintali di lana l’anno, dove lavoravano circa duecento operai, principalmente donne.
L’allevamento ovino e la tessitura accompagnano le civiltà lungo la storia, una fibra che ha stimolato la ricerca, ha influito sulla società e l’economia e ancora può farlo.

Riferimenti bibliografici
Gallico L., La Lana, 2000
Santillo Frizell Barbro, Lana, carne, latte. Paesaggi pastorali tra mito e realtà, 2010
Falchi D., Macomer. I pioneri dell’industria in Sardegna, 2009

Per approfondimenti:
CNR, La lana sarda: una risorsa da riscoprire. Primi risultati di un percorso di studio e valorizzazione ispirato alla sostenibilità, 2011