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Produzione Lana: - trend mondiale – UE - Italia – Francia

A livello mondiale la lana può essere considerata il principale prodotto ovino. Analizzando i dati della FAO, si può subito notare come la produzione della lana sia notevolmente diminuita nell’ultimo ventennio. Nei primi anni ‘90 si producevano più di 3350508.37 t di lana grezza, mentre si stima che nel 2013 ne siano state prodotte 2126897.60 t.


Figura 1: Produzione mondiale lana. Fonte: dati FAO (2015)

Le ragioni di questo calo sono principalmente due, entrambe ricollegabili alla concorrenza del mercato tessile. La prima causa va ricercata nell’importanza acquisita dalle altre fibre naturali e da nuove fibre sintetiche. I nuovi materiali innovativi hanno preso il posto della lana nel mercato tessile, non solo per le caratteristiche ma anche per il costo notevolmente inferiore. La flessione della domanda ha comportato una diminuzione della produzione di lana, colpendo soprattutto i Paesi il cui allevamento ovino è volto principalmente alla produzione della lana (Australia, Nuova Zelanda).
In secondo luogo, è necessario tener conto del ruolo della Cina e dell’India sul mercato internazionale. Entrambi i Paesi hanno notevolmente aumentato lo stock degli ovini, la cui lana prodotta viene completamente assorbita dalla florida industria tessile interna, rendendo la restante produzione mondiale priva di sbocchi produttivi e commerciali.
Il mercato di produzione della lana risulta essere particolarmente concentrato, dove la maggior parte della produzione avviene in Australia, Cina e Nuova Zelanda. Nel 2013 la Cina ha prodotto oltre 4 milioni e 700 mila tonnellate di lana confermando la sua posizione di maggiore produttrice mondiale. L’Australia perde il suo primato, producendo nel 2013 3 milioni e 600 mila tonnellate di lana, mentre la Nuova Zelanda con 1 milione e 650 mila tonnellate conferma il suo terzo posto.


Figura 2: Serie storica produzione lana di Australia, Cina e Nuova Zelanda

L’Europa nel mercato della lana ha un ruolo piuttosto marginale. Il principale Paese produttore è il Regno Unito, che nel 2013 ha prodotto 67 mila tonnellate di Lana, confermando la quarta posizione a livello mondiale. Francia e Italia hanno una produzione molto più limitata, rispettivamente di circa 14 mila tonnellate e circa 8,4 mila tonnellate.

In Italia, le regioni con il maggior numero di capi di ovini sono Sicilia, Lazio e Sardegna, tra le quali quest’ultima detiene il primato relativamente alla percentuale di capi a livello nazionale.

Regioni Ovini
Totale Di cui pecore
Piemonte 114033 91594
Valled'Aosta/Vallée d'Aoste 2178 1355
Lombardia 120538 74095
Liguria 10682 8289
Trentino-Alto Adige 73114 38758
Bolzano/Bozen 36371 21649
Trento 36743 17109
Veneto 46123 25100
Friuli-Venezia Giulia 11698 11323
Emilia-Romagna 81178 73563
Toscana 440186 386762
Umbria 199619 180615
Marche 144948 127794
Lazio 685530 598417
Abruzzo 184963 133250
Molise 81874 68472
Campania 171290 143451
Puglia 260188 218679
Basilicata 311372 250179
Calabria 264451 203693
Sicilia 713436 663372
Sardegna 3248619 2904403
ITALIA 7166020 6203164
Tabella 2: Consistenza del bestiame ovino. Dati Istat 2014.

Analizzando le stime della FAO si può notare come l’Italia segua il generale andamento mondiale, con una calo della produzione della lana.


Figura 3: Produzione della lana in Italia.

La Francia ha una maggiore produzione di lana rispetto all’Italia. Secondo i dati stimati dalla FAO, negli ultimi anni la produzione è rimasta stabile.


Figura 4: Produzione della lana in Francia.

In Corsica sono presenti circa 80 mila capi ovini e 30 mila capi caprini che producono circa 100 tonnellate di lana all’anno, 90 mila provenienti dalla razza corsa (1 kg per animale all’anno) e 10 tonnellate di razza merino (2 kg di lana all’anno per animale).

Prezzo lana
Attualmente la lana per gli allevatori italiani rappresenta un costo piuttosto che un guadagno, dato che il suo basso presso di vendita non riesce a coprire neanche le spese sostenute per la tosatura. Quando la lana non viene venduta, deve a norma di legge essere smaltita come rifiuto speciale, con un notevole onere economico per gli allevatori.
Si stima che in Italia la lana sucida venga venduta a circa 0,50 €/kg (Camilli).
Dati più incoraggianti per il mercato della lana arrivano dalle aziende australiane, le quali producono lane molto pregiate. Nel sito dell’associazione no-profit Australian Wool Innovation Limited (AWI) è possibile consultare dati legati al mercato globale della lana e fibre concorrenti, fornendo un quadro economico chiaro, con rapporti sul prezzo della lana settimanali e mensili.

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Centri di raccolta
Attualmente, il mercato della lana appare frammentato e vi sono pochi dati ufficiali che lo descrivano. La maggior parte della lana italiana non trova una collocazione commerciale remunerativa. L’assenza di tale mercato impone all’allevatore di smaltire la lana il più rapidamente possibile, considerato che è un prodotto molto voluminoso e difficilmente stoccabile. Generalmente la lana viene tosata dallo stesso allevatore e raccolta in sacchi in attesa di un acquirente o, in alternativa, smaltita come rifiuto speciale. Raramente l’allevatore consegna il prodotto all’industria. In linea di massima sono gli intermediari ad occuparsi del ritiro la lana, la quale è già destinata al mercato nazionale o internazionale.
L’assenza di dati ufficiali rende difficile tracciare la destinazione della lana. Nell’ambito del progetto Percorsi di Orientamento (co-finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e volto alla promozione dell’imprenditoria femminile nelle aree rurali di Sardegna, Toscana, Emilia Romagna e Campania) è stata svolta un’indagine dal CNR IBIMET la quale ha rilevato la presenza di tre compratori in Sardegna e uno in Campania.
In Sardegna è presente un’unica azienda dotata di impianti di lavaggio attivi. Situata nel territorio di Nule, l’azienda si occupa di raccogliere la lana direttamente dagli allevatori, lavarla, produrre filati e manufatti di artigianato sardo. Gran parte della lana sarda viene venduta all’estero (India, Cina, Turchia e Germania) per produrre moquette e tappeti (CNR – IBIMET).
Anche in Toscana la filiera della produzione della lana risulta frammentata, in quanto anche in questo territorio è assente un coordinamento lungo le diverse fasi di lavorazione della lana. Ingenti quantitativi di lana sono prodotti da allevamenti deputati principalmente alla produzione di carne e latte, mentre si alcuni allevamenti ovini finalizzati alla produzione di lana sono tuttora esistenti. Questi ultimi sono allevamenti di piccoli dimensioni, che racchiudono al loro interno tutte le fasi di produzione, esternalizzando al massimo la fase di filatura.
In Toscana non esistono veri e propri centri di raccolta dove gli allevatori possano depositare le lane dopo la tosatura. Generalmente, quando la lana viene ritirata da intermediari, è già destinata ad un preciso canale commerciale nazionale o più frequentemente estero (India o Pakistan) (CNR – IBIMET). Attualmente la Provincia di Grosseto, nell’ambito del Progetto Med-L@ine, sta lavorando ad un centro di raccolta delle lane provenienti da diverse aree della provincia. L’obiettivo è quello di creare una massa critica tra gli attori della filiera, favorendo in tal modo il posizionamento della lana sul mercato grazie alla riduzione dei costi organizzativi ed esplorando nel contempo nuove frontiere di utilizzo della lana medesima.
In Corsica attualmente vi è un’unica azienda che lavora la lana (Sarl Lana Corsa). Lana Corsa utilizza solo 3 tonnellate di lana all’anno, mentre il resto della lana è destinata ad essere smaltita.

Altri riferimenti bibliografici
Austalian Wool Innovation limited
Camilli F., Burgassi T., La lana: rifiuto o risorsa?, 2012
CNR – IBIMET, La lana sarda: una risorsa da riscoprire. Primi risultati di un percorso di studio e valorizzazione ispirato alla sostenibilità , 2011
CNR – IBIMET, Risorse dei territori rurali e impresa femminile nell’artigianato tessile. Fotografia di quattro regioni italiane , 2011.
Food and Agriculture Organization of the United Nations – FAO
Idda L., Furesi R., Pulina P., Economia dell’allevamento ovino da latte. Produzione, Trasformazione, mercato , 2010
Istat – 6° Censimento Generale dell’agricoltura
Regione Autonoma della Sardegna, Il 6° Censimento Generale dell’Agricoltura, 2013