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LE PIANTE OFFICINALI NEL MEDITERRANEO

Negli ultimi cinquant’anni in Italia i territori rurali hanno sofferto un importante fenomeno di spopolamento anche a causa di un modello di agricoltura intensiva che puntando alla specializzazione, è stata una dei motivi di abbandono delle campagne e di conseguente distruzione della ruralità intesa come bene sociale e ambientale, perdita generalizzata della diversità, inquinamento (Meloni, 2006). Nelle aree del Mediterraneo questo fenomeno ha causato anche la scomparsa progressiva di una relazione tra cultura popolare e natura, un legame che sopravviveva grazie, principalmente, agli usi alimentari e medicinali delle piante (Hadjichambis et al., 2007). Il forte legame tra uomo e natura, infatti, è testimoniato dalla molteplicità di utilizzi delle piante: dall’uso medicinale e alimentare a quello cosmetico, dall’applicazione come colorante a quella di insetticida. La raccolta di piante selvatiche nelle aree che circondano il Mediterraneo è parte radicata della cultura tradizionale nonché della gestione delle risorse naturali e dell’organizzazione spaziale del paesaggio naturale e culturale (Hadjichambis et al., 2007).

In MEDL@ine particolare attenzione è stata posta all’uso tintorio di alcune piante officinali senza però escludere, bensì evidenziando, le loro proprietà multifunzionali che le rendono sfruttabili diversi settori.
Molte piante officinali per le proprietà coloranti che possiedono sono definite anche tintorie e, nel passato, si utilizzavano per le tinture a livello domestico. Così come per le piante edibili, anche l’uso domestico tradizionale delle piante tintorie è stato espressione del legame degli agricoltori e dei pastori con la natura (Guarrera, 2006). La ricostruzione di questo legame rappresentativo di una dimensione agropastorale difficilmente riproponibile oggi, può avvenire, però, in chiave attuale, non solo con il recupero e lo studio delle tradizioni la cui conoscenza può essere messa a beneficio di attività artigianali come fonte di reddito per le imprese locali (Guarrera, 2006), ma anche attraverso lo studio delle modalità con cui la conoscenza derivata dalla ricerca scientifica possa, avvalendosi proprio del bagaglio della cultura tradizionale, contribuire a nuove applicazioni innovative e sostenibili che le aziende agricole e dell’artigianato locali possano utilizzare ai fini di uno sviluppo anch’esso sostenibile dei territori rurali.

IN ITALIA

A fronte di dati positivi rilevati negli ultimi anni sulla crescita del consumo di piante officinali, la coltivazione di piante medicinali in Italia stenta a svilupparsi tanto che la superficie investita nella loro coltivazione rimane modesta (circa 3400 ettari secondo Vender, 2001); sono 3600 le tonnellate di prodotto, 500/1000 gli operatori del settore (trasformazione, produzione, terzismo e commercio all’ingrosso) e oltre 2000 i marchi commerciali che impiegano le piante officinali nei loro prodotti.
La produzione italiana di piante medicinali ed aromatiche deve confrontarsi per qualità e, soprattutto per prezzo, con quella estera che si stima soddisfi attualmente circa il 75% della domanda di officinali del nostro paese. A livello nazionale (Bacci, 2009) molte sono le criticità che definiscono la situazione attuale per quanto riguarda la produzione di piante officinali - tintorie: ridotta dimensione delle coltivazioni, difficoltà di reperimento di sementi o materiale di propagazione selezionati, scarsa conoscenza delle tecniche agronomiche, scarsa conoscenza delle strategie di controllo di piante infestanti, mancata meccanizzazione delle coltivazioni. Inoltre, influisce in maniera critica la mancanza di impianti di prima trasformazione nelle vicinanze delle aree di coltivazione, così come la mancanza di un sistema di standardizzazione ed uniformità del prodotto che consenta di gettare le basi per l’avvio di possibili procedure di certificazione. Per quanto riguarda la produzione dei coloranti naturali, anche se le prospettive di sviluppo dei mercati non sono particolarmente ampie (Bacci, 2009) - anche a causa di una limitata disponibilità delle superfici da destinare a coltivazione per ottenere volumi di prodotto sufficienti a soddisfare mercati che richiedano produzioni a filiera corta - la produzione delle piante officinali - tintorie può superare, tuttavia, la marginalità dei mercati e delle superfici destinate a coltivazione se tale coltivazione viene inserita in un contesto di valorizzazione scientifico - culturale e ambientale attraverso la quale concorrere alla conservazione e al miglioramento delle risorse dei territori e ad alimentare le economie rurali locali.
In un’ottica lungimirante di sviluppo sostenibile e di tutela dell’ambiente queste specie sono inseribili in itinerari produttivi, integrabili con la valorizzazione dell’estetica dell’ambiente agrario e dunque, con la valorizzazione del paesaggio, rendendo più piacevoli anche le aree rurali interne e aumentando le potenzialità ricreazionali legate all’agriturismo e al turismo rurale.
L’inserimento ed una maggiore valorizzazione della coltivazione delle specie officinali nelle aziende agricole permetterebbe, oltre alla concentrazione del valore aggiunto nelle mani del produttore, anche una più efficiente utilizzazione della manodopera locale e quindi, in senso lato, delle risorse umane presenti nel territorio con il possibile coinvolgimento delle fasce più deboli della popolazione: giovani disoccupati, donne, lavoratori esclusi dalla cessazione di precedenti attività lavorative.

Riferimenti bibliografici

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